La leggenda del piccolo lord

di Flavia Capra
Argos N° 213 luglio2005

I felini domestici, sostanzialmente, possono essere divisi in due categorie: i gatti dalle linee snelle ed affusolate, come ad esempio il Siamese, il Blu di Russia, l' Ocicat, tanto per citarne alcuni, e quelli dalla struttuta massiccia e dai tratti maggiormente arrotondati, vedi il Persiano, l'Exotic e il British Shorthair.

Questo gatto ha un corpo di medie proporzioni, tozzo,corto e raccolto, un petto largo e ben sviluppato; le zampe sono di media lunghezza, sostenute da un'ossatura robusta e una muscolatura ben sviluppata. La testa tonda è messa ancor più in risalto dalle guance ben sviluppate e paffute, dal naso di media lunghezza, dalla fronte rotonda, dagli occhi grandi, rotondi e posizionati distanti tra loro. Le orecchie, piccole e piazzate larghe sulla volta cranica, terminano con le punte arrotondate, donando all'insieme un maggior effetto di rotondità.

 

Discendente dal gatto domestico, il British venne introdotto nel Regno Unito circa duemila anni orsono dalle legioni romane alla conquista del Nord Europa.

Evolutosi naturalmente nel corso dei secoli, nella seconda metà del  XIX secolo il gatto autoctono inglese stimolò l'interesse di alcuni allevatori che ne apprezzarono le caratteristiche morfologiche, somatiche ma soprattutto caratteriali.

Tra gli estimatori del british c'è anche Harrison Weir, il padre della felinofilia moderna e organizzatore della prima esposizione felina.

Giudice e allevatore, Weir si interessò al gatto domestico inglese, iniziò a selezionarlo e ne stilò uno standard specifico, denominandolo British Shorthair per sottolinearne la provenienza. Nonostante l'interesse per questa razza da parte di numerosi allevatori, la popolarità del British venne ben presto soppiantata da quella del Persiano e del Siamese:considerati più "esotici", perchè diversi, e decisamente più rari. Fu così che l'interesse per il gatto inglese, considerato un pò banale, cominciò a scemare. Fortunatamente, un certo numero di allevato ne continuò la selezione.

 

L'avvento della Seconda Guerra Mondiale diede un duro colpo alla selezione di tutte le razze di gatti ed il British, purtroppo, non fece eccezione. La carenza di cibo per gli stessi esseri umani, fece sì che l'allevamento venisse accantonato; inoltre, i continui e impietosi bombardamenti, soprattutto sulla capitale inglese, distrussero le colonie di gatti. Risultato: alla fine del conflitto rimanevano pochissimi riproduttori e ancor meno gatti da cui poter ricominciare la selezione... Dopo la guerra, gli accoppiamenti con soggetti dalla morfologia esile e longilinea non fecero altro che peggiorare la situazione: le caratteristiche principali che avevano sino ad allora contraddistinto il British Shorthair dagli altri gatti a pelo corto (il corpo tozzo, pesante e robusto e la testa dai lineamenti arrotondati) erano irrimediabilmente perse. Per cercare di recuperare l'antica struttura, nei primi anni Cinquanta gli allevatori inglesi attuarono ibridazioni con alcuni esemplari di Persiano blu, colore molto diffuso e di moda all'epoca. Questa scelta in pochi anni originò British con una struttura morfologica più massiccia e possente, dalle forme più arrotondate ma diede altresì origine a cuccioli dal mantello lungo e soffice (frutto del gene "pelo lungo", recessivo) e a tratti somatici persianeggianti (naso molto corto, stop marcato, guance e fronte particolarmente arrotondate).

 

Nello steso periodo, in Francia, un'altra razza stava lottando contro l'estinzione: il Certosino. Anche in questo caso si trattava di un gatto dal mantello blu, occhi arancio, dalla stazza piuttosto robusta e dai tratti arrotondati: Si trattava di un gatto molto simile a quello... "al servizio di Sua Maestà Brittannica". Questa "vicinanza" ispirò alcuni allevatori d'Oltralpe a effettuare ibridazioni tra le due varietà. Se da un alto questo espediente permise la continuazione della razza, dall'altro mescolò le caratteristiche delle due varietà rendendo impossibile distinguerle e, nel 1970, la Federazione Internazionale Felina le riunì sotto un unico standard: quello del British.

Fortunatamente le due razze ritrovarono le loro identità, grazie all'impegno di alcuni allevatori di Certosini, "puristi", che si sentivano lesi dall'iniziativa.

Nel frattempo il British si stava diffondendo negli altri paesi europei, soprattutto in Olanda dove gli allevatori ripresero le ibridazioni saltuarie con il Persiano per fissare la morfologia e la solida ossatura. La stessa cosa avvenne in Belgio e in Germania. Questi incroci non solo ne irrobustirono lo scheletro ma dotarono la razza di una nuova e vasta gamma di colori nel mantello.

 

Il British Shorthair che oggi conosciamo è senza dubbio diverso dal gatto originale, ma non si può dire che il lavoro di selezione post bellico non abbia avuto successo! Anzi: il British è ormai riconosciuto e diffuso in tutto il mondo, compreso gli Stati Uniti dove, tra l'altro, condivide il successo con il cugino American Shorthair (molto simile). Al momento, oltre che nel suo paese d'origine il British trova estimatori in Olanda, Danimarca, Francia e da qualche tempo anche in Italia.

La robusta mole, i tratti somatici arrotondati e il carattere dolce e remissivo (ereditato dal Persiano), oltre a una facile toelettatura, ne fanno il gatto ideale da allevare tra le mura dpmestiche.

 

Il British, non necessita di grandi spazi, in genere è un gatto piuttosto pigro che ama passare le sue giornate acciambellato qua e là, su una sedia, sul divano e di sera, se lasciato libero di scegliere, nel letto del padrone. E' un gatto socievole, allegro, bonaccione che ben si adatta alla vita di famiglia. Le femmine sono madri premurose e solerti, i maschi non sono rissosi e possono convivere senza problemi con cani (a patto che siano  gradualmente abituati alla loro presenza)

 

Anche se di facile toelettatura, non bisogna tuttavia scordare (o peggio ancora ignorare) le normali operazioni di pulizia, soprattutto nel periodo della muta, che generalmente coincide con l'inizio della primavera. E' infatti in questo periodo che il suo fitto sottopelo tende ad annodarsi, mentre il pelo di copertura, quello più lungo e duro, visibile in superficie, muore e cade. Pettinandolo quotidianamente si evita che il gatto, leccandosi, ingoi il pelo e si procuri pericolose occlusioni intestinali.

Il progenitore Persiano gli ha lasciato in eredità uno sguardo tenero ed accattivante, dove spiccano due occhioni grandi, dalla forma rotonda che donano al British un'espressione perennemente stupita. Attenzione: occhioni grandi e sporgenti sono anche fonte di lacrimazione che va tenuta sotto controllo se diventa abbondante. Infatti, non si deve trasformare in irritazione e si deve evitare che macchi il pelo intorno alla zona oculare, soprattutto nei colori chiari. Nelle operazioni di pulizia non bisogna poi dimenticare un'ispezione settimanale al padiglione auricolare che deve essere pulito passando un batuffolo di cotone imbevuto in un liquido apposito, atto a sciogliere le tracce di cerume dalle pieghe dell'orecchio.

L'operazione deve essere eseguita delicatamente, senza strofinare e senza avventurarsi all'interno del condotto uditivo: se non si è esperti, meglio lasciare al veterinario quest'operazione e limitarsi alla pulizia del padiglione auricolare.

Un bagno mensile servirà a mantenenre il mantello pulito, soffice e vaporoso e rimuovere ilpelo morto, soprattutto nel periodo della muta. Ma non disperate: le operazioni di toelettatura non vi ruberanno molto tempo, anzi sarà una gioia potersi ocupare del vostro beniamino mentre lui vi guarda amorevolmente con i suoi occhioni sgranati in attesa di una carezza!